(Centro di Prima Accoglienza-Orfanotrofio)

Pinocchio è un centro pubblico di prima accoglienza per minori. Così mi è stato detto a Genova durante la preparazione del campo. Mi è stato detto anche che è un luogo forte, e che bisogna andarci per capire. Ed è vero.
Anzitutto più che “di accoglienza” lo definirei “di raccolta”. E’ qui infatti che la polizia raccoglie i bambini di strada. Anche se qualche volta sono gli stessi genitori in difficoltà ad accompagnarli, per sottrarli almeno alla fame e al freddo della vita di strada.
Di accogliente c’è ben poco, almeno per i bambini. Il cortile è trascurato e in mezzo ai cespugli si nascondono immondizia, vetri rotti e ferraglia. E pensare che solo pochi mesi fa è stato pulito e riordinato completamente da un gruppo di volontari. Quelli che probabilmente si sentono accolti, sono alcuni cani randagi sporchi e malandati, che trovano riparo davanti all’ingresso. L’edificio principale all’esterno appare decoroso, con l’intonaco bianco, anche se le infferriate alle finestre sono un po’ inquietanti. Se poi si entra nella struttura, l’impressione di disagio è subito confermata. Al pian terreno c’è la cucina e l’odore di cavolo bollito si mescola subito a quello di calce per via di alcuni lavori di manutenzione. Salendo nelle camerate la sensazione è di abbandono. Alcuni bambini sonnecchiano adagiati su letti a castello sfatti, dai materassi bucati e le assi sgangherate. Agli angoli delle stanze, mucchi di vestiti sono considerati armadi e lo scaffale delle scarpe, rotte e spaiate, esala un tanfo davvero insopportabile, mentre un ragazzino ci fruga dentro sotto gli occhi svogliati e indifferenti del personale.
Per fortuna ci sono i bambini ad essere accoglienti con noi animatori. Ti saltano al collo e chiedono subito la tua attenzione, ricambiandoti con sorrisi ed abbracci. Qualcuno ti accoglie in modo un po’ violento, ma nel linguaggio di chi vive a Pinocchio, anche uno spintone puo’ essere un gesto di attenzione. Ma questo lo impari giorno per giorno e, dopo due settimane trascorse a giocare e scherzare insieme, intessendo legami al di sopra delle barriere linguistiche e generazionali, scambiando affetto ed emozioni, ti resta, forte, il desiderio di tornare.

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